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Come funziona un magazzino Amazon

 02 aprile 2019
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 Scritto da: admin
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Velocità di elaborazione degli ordini, consegne in 48 ore per cento milioni di articoli e sistemi di gestione del lavoro ottimizzati per garantire la massima efficienza. Sono tre ragioni che hanno fatto la fortuna di Amazon, rendendo il suo fondatore Jeff Bezos l’uomo più ricco del mondo. L’Internet company statunitense è riuscita nella conquista del mercato del commercio elettronico anche grazie a un’originale organizzazione dei magazzini. Luoghi di stoccaggio dove caos e ordine s’incontrano.


Dietro ai bit ci sono processi produttivi accuratamente pianificati condotti, almeno in parte, da persone in carne e ossa. Nel momento in cui il cliente immette l’ordine, i server della società americana provvedono a unire gli ordini in base al tipo di articolo e inoltrano l’elenco dei prodotti a un incaricato.


Spetta poi al personale individuare all’interno del magazzino i prodotti, che saranno scannerizzati da un lettore e quindi depositati in un carrello. Questo viene selezionato da un sistema, a seconda della disponibilità e della natura dei prodotti che vi saranno riposti. Il tutto ottimizzato per ridurre al massimo lo spazio percorso dal carrello.


All’efficacia del metodo di lavoro concorre il caos. Nel magazzino gli articoli non sono disposti per categorie ma in modo quasi del tutto casuale, sebbene di ogni prodotto venga comunque registrata la posizione nel deposito. Questo approccio, anche se può sembrare paradossale, accresce le probabilità che il raccoglitore trovi nelle vicinanze l’altro articolo di cui ha bisogno.


Oltre a ciò va considerato che se venisse impiegato un approccio tradizionale, con ogni scaffale riservato a una determinata tipologia di prodotti, sarebbero necessari spazi maggiori. Amazon del resto si basa sulla vendita di singoli articoli e non di stock, ragione che avvalora il superamento del sistema ordinario di distribuzione della merce.


Incide in misura considerevole sull’efficienza anche l’apporto dell’automazione, un settore che già coinvolge da anni imprese italiane come Axor industries. Da questa prospettiva non appare casuale l’acquisizione, avvenuta in tempi non sospetti (2012), da parte di Amazon di Kiva System (un investimento da 624 milioni di euro): impresa specializzata nella realizzazione di automi per spostare le merci. I robot provvedono a distribuire gli articoli nel primo spazio utile.


Le strutture con dei sistemi di automatizzazione avanzati permettono di risparmiare circa un’ora sul tempo della preparazione del prodotto per la spedizione. E c’è un altro vantaggio: i centri di stoccaggio robotizzati riescono a gestire il 50% in più di prodotti.


A detta di Daniel Theobold, co-fondatore dell’impresa di robotica Vecna, tra gli aspetti ad aver innovato il settore del commercio elettronico ci sono da una parte la consegna in due giorni e dall’altra la collocazione casuale della merce. Dal 1998 a oggi questo sistema di disposizione è passato dal 20 al 50% dei magazzini.


Ma la spinta innovativa dei robot non si limita al deposito delle merci. Amazon ha puntato sui droni per un’ottimizzazione dei processi di consegna. Investimenti che potrebbero definire nuovi standard di settore, confermando il valore dell’azienda statunitense nel settore della ricerca.


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